La Disney ha un passato razzista? – Parte 1 –

La Disney ha un passato razzista? – Parte 1 –

Già dagli anni ’40, nella Casa del Topo aleggiavano pesanti accuse di razzismo…Ma come ha fatto la Walt Disney Pictures a procurarsi questa poco pregevole fama? Sicuramente ci sono stati episodi nella sua storia pluridecennale che hanno contribuito alla diffusione di queste voci: “incidenti” che, effettivamente, non lasciano adito a equivoci e si spiegano solo considerando che la mentalità americana di un tempo era molto diversa da quella di oggi.

L’episodio più incriminato è Song of the South (I Racconti dello zio Tom in italiano) un film che col senno di poi la Disney avrebbe vivamente desiderato non realizzare.

Siamo nel 1946  e la Disney si cimenta nuovamente nella realizzazione di un film a tecnica mista, ovvero composto da seguenze sia di cartoni animati che da attori in carne e ossa.
La storia parla di uno schiavo di colore colmo di saggezza che racconta storie in una piantagione di cotone. Il problema? Beh, la schiavitù viene narrata con toni edilliaci: lo zio Tom passa le giornate a cantare e ballare felice di essere uno schiavo, e sembra trovare la sua massima realizzazione nel raccontare fiabe tenendo bimbi bianchi sulle ginocchia.

Potete ben capire che al giorno d’oggi questo film desterebbe molto scalpore, ma quandò uscì nelle sale cinematografiche non poche furono le critiche: al tempo le persone di colore erano considerate nell’ultimo rango della scala sociale.

Questo mini-gioiello è per la Disney attuale un fardello di cui si vorrebbe liberare, basti pensare che dal 1986 è impossibile vederlo in tv o trovarlo in edizioni home video, come VHS, DVD e Blu- Ray! E pensare che questo film ha vinto anche un Oscar per Zip-A-Dee-Doo-Dah, come Miglior Canzone.

Infine per rendervi ancora meglio quale era il pensiero americano degli anni 40, pensate che l’attore che interpreta lo zio Tom, James Baskett, non ha potuto partecipare alla premiere del film, organizzata in Atlanta, in quanto all’epoca era una città che attuava la segregazione raziale, ovvero la pratica di discriminare alcune persone in attività di vita quotidiana, come come ad esempio mangiare in un ristorante, bere da una fontana, usare i servizi igienici, frequentare la scuola, andare al cinema, o affittare o acquistare una casa.

Il razzismo nei cartoni della Disney - I racconti dello zio tom

Due anni dopo, la Disney pubblica un libro per bambini intitolato Mickey Mouse and the Boy Thursday, in cui Topolino trova per sbaglio un selvaggio indigeno dentro una scatola di banane.
Il ragazzo, che si chiama Selvaggio Giovedì non comprende il modo di vivere di Topolino e commette insensati atti di violenza dovuti al suo straniamento, come rompere una radio, perchè tutto quello che sa fare è cacciare, mangiare e onorare. Infatti quando il selvaggio incontra Pippo, si stende per terra e gli fa l’ “inchino” in segno di riconoscenza.
Topolino cerca dunque di insegnargli le “buone maniere”. Una sua citazione? “Poveretto! Ha solo commesso degli errori. Non sa fare di meglio. Dovrò essere paziente e insegnargli il modo migliore di fare le cose”.

Il razzismo nei cartoni della Disney - Topolino e Giovedì Il razzismo nei cartoni della Disney - Topolino e Giovedì

 Il razzismo nei cartoni della Disney - Topolino e Giovedì
 Il razzismo nei cartoni della Disney - Topolino e Giovedì
Il razzismo nei cartoni della Disney - Topolino e Giovedì

L’intero fumetto lo potete leggere in questo link .

Anche l’innocente Dumbo sembra strizzare l’occhio al razzismo.

All’inizio del film vi è la sequenza in cui il circo, una volta arrivato in città, deve essere montato. Non solo gli animali danno il loro aiuto, ma anche degli uomini di colore. I loro volti sono anoninmi, senza tratti distintivi, infatti non hanno nè bocca, nè occhi e nè naso. Non possegono nessun tratto distintivo, sono tutti uguali.

Il razzismo nei cartoni della Disney - Dumbo

Lavorano duro e sotto la pioggia, e per di più intonano anche una canzone come per dire: “Hey sono contento di dovermi ammazzare di lavoro”. La canzone incriminata si intitola The Song of the Roustabouts.

Cito alcune parole del testo:

We work all day, we work all night (Lavoriamo per tutto il giorno, lavoriamo per tutta la notte)
We never learned to read or write (Non abbiamo mai imparato a leggere o a scrivere)
We’re happy-hearted roustabouts (Siamo degli operai dal cuore felice)

When other folks have gone to bed (Quando la gente è andata a letto)
We slave until we’re almost dead (Noi lavoriamo come schiavi fino a che non siamo quasi morti)
We’re happy-hearted roustabouts (Siamo degli operai dal cuore felice)

We don’t know when we get our pay (Non sappiamo quando verremmo pagati)

Muscles achin’ (Muscoli doloranti)
Back near breaking (La schiena che si sta per rompere)
Eggs and bacon what we need ,Yes, sir! (Uova e bacon è ciò di cui cabbiamo bisogno, Si Signore!)

 

Attualmente questa canzone sarebbe a dir poco offensiva, ma dobbiamo anche pensare che nel 1941, anno di uscita di Dumbo, ancora non vi erano stati i Movimenti dei Diritti Civili, e sebbene non ci fosse più alcun tipo di schiavitù, le persone di colore venivanano ancora discriminate.

Più che di razzismo, si potrebbe parlare di una mancanza di coscienza sociale e civile per l’America di quegli anni. Al giorno d’oggi si tratterebbe di razzismo, ma all’epoca gli americani neanche se ne rendevano conto di cosa stava succedendo, per loro era tutto normale.

Nella prossima parte vi parlerò di altri “incidenti” simili, ovvero le scene accusate di razzismo nel lungometraggio Fantasia! Perciò…Stay Tuned!

2 commenti

  1. la canzone di dumbo si direbbe sarcastica in realtà, siamo sicuri non fosse un modo dell’autore di fare una critica ma senza essere troppo ovvio…?

  2. Effettivamente sono davvero tanti anni che non viene trasmesso il film dello zio Tom. Ecco il perché. Un vero peccato, perchè a parer mio era molto carino.

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