Intervista esclusiva a Nunziante Valoroso, uno dei massimi esperti italiani del mondo Disney

Intervista esclusiva a Nunziante Valoroso, uno dei massimi esperti italiani del mondo Disney

In esclusiva per gli amici di “Curiosità Disney” oggi vi posto l’intervista che la sottoscritta ha fatto a Nunziante Valoroso, uno dei più prestigiosi collezionisti ed esperti del mondo Disney in Italia.
Ringrazio Nunziante per la fattiva collaborazione e per il suo tempo prezioso dedicatomi! 

Nel nostro paese e’ considerato uno dei maggiori esperti italiani del mondo Disney. Come e’ nata questa sua passione?
La mia passione è nata da bambino, come per molti di quelli della mia generazione. In casa si leggevano anche i fumetti e Topolino, ai miei genitori piacevano i film Disney e hanno cominciato a portarmi prestissimo al cinema. Inoltre passavo ore ed ore ad ascoltare dischi, comprese le storie incise su vinile della Disney stessa…

Negli anni 90 si e’ diffusa sempre di piu’ la consetudine di ingaggiare grandi star del mondo dello spettacolo per prestare la loro voce ai personaggi dei cartoni animati. Cosa ne pensa di tale tendenza?
Io la trovo deprecabile. è una moda spesso imposta dai supervisori americani delle versioni doppiate. Questi signori non capiscono che, mentre nel loro paese non si doppia un cartoon ma le voci vengono incise prima, come alla radio, e su queste poi si crea l’animazione, il lavoro del doppiaggio  è molto più complesso e comporta l’adattamento delle battute originali ai tempi, ritmi e labiali dell’originale.
Affidare il doppiaggio di un personaggio animato ad un personaggio famoso che non è anche attore, significa ottenere spesso un lavoro mediocre: il “talent” in genere non ha mai doppiato, non sa cogliere rapidamente il labiale e il ritmo delle battute e fa perdere molto tempo, senza contare che prende un “cachet” di gran lunga superiore a quello degli attori doppiatori.
Diverso è il caso di artisti  come Gassman, Proietti o Loretta Goggi, grandi professionisti che spesso hanno assiduamente frequentato le sale doppiaggio (Proietti e la Goggi doppiano fin dagli anni ’60 e pochi sanno che Proietti stesso è stata la voce di Dustin Hoffman in “Lenny” e del primo Rocky di Sylvester Stallone!). Per non parlare poi del meraviglioso doppiaggio delle canzoni nei film Disney affidato sempre a  precursori degli attuali “talent” di gran prestigio e bravura, come ad esempio il Quartetto Cetra (in film come “Musica Maestro” e “Lo scrigno delle sette perle”) o Betty Curtis (voce delle parti cantate di Helen Reddy in “Elliott il drago invisibile”).

Nel corso degli anni molti lungometraggi Disney hanno subito delle variazioni per quanto riguardo il doppiaggio. Quali “ridoppiaggi” non le sono piaciuti?
In effetti in Italia i ridoppiaggi di lungometraggi Disney sono stati davvero pochi e si limitano a Biancaneve (ridoppiato nel 1972), Bambi (1968) , Cenerentola (1967) e Peter Pan (1987).
Un maldestro tentativo di ricucinare in salsa “talent” una riedizione di Lilli e il Vagabondo nel 1997 è stato definitivamente archiviato riproponendo nei recenti Dvd e Blu Ray il meraviglioso doppiaggio del 1955 con Flaminia Jandolo, Stefano Sibaldi e Tina Lattanzi. Forse questo di Lilli è stato il più brutto, con nomi di grido come Margherita Buy, Claudio Amendola e Nancy Brilli a sostituire gente del calibro di Jandolo, Sibaldi e Lattanzi.
La cosa fu aggravata anche da un maldestro rilevamento dei testi italiani originali di dialoghi e canzoni, con parecchi svarioni dovuti alla cattiva comprensione delle battute.
Cosa che successe anche in occasione del ridoppiaggio di Peter Pan, fatto un pò meglio ma sempre con molti errori di rilevamento del copione originale. Invece Biancaneve, Bambi e Cenerentola sono dei ridoppiaggi superbi, incisi sotto la diretta supervisione di Roberto de Leonardis, l’adattatore di fiducia di Walt stesso, che realizzò con la sua società, la Royfilm (per la quale lavoro io attualmente) le versioni italiane di tutti i prodotti Disney, cinematografici e televisivi, dal 1948 al 1983.

Quale Classico spera che sia riproposto con il doppiaggio originale nelle prossime edizioni Home Video?
L’unico che merita davvero di essere riproposto, secondo me è Peter Pan. Il ridoppiaggio 1987 (curato dal Gruppo Trenta, con Renato Izzo alla direzione) non può assolutamente competere con la versione italiana originale, il Peter Pan di Corrado Pani e il Capitan Uncino di Stefano Sibaldi sono incomparabili e, secondo me, addirittura superiori alle voci originali!

A suo avviso, quale voce di doppiatore/doppiatrice ha rispecchiato maggiormente la personalità del personaggio interpretato?
Difficile dirlo…credo che le voci delle principesse classiche, Melina Martello (Biancaneve), Fiorella Betti (Cenerentola) e Maria Pia di Meo (Aurora) siano inarrivabili. Una particolare menzione di merito la do però a Vittoria Febbi che, da bambina, caratterizzò Alice in modo indimenticabile. E non scordiamoci di Lydia Simoneschi, la più grande doppiatrice italiana, stupenda interprete di personaggi animati come la Fata di Pinocchio, Maga Magò o Lady Cocca!

Ha mai doppiato qualche personaggio? Senno’ quale le sarebbe piaciuto doppiare?
Non ho mai doppiato, non sono un attore, faccio il dialoghista…Ma mi piacerebbe tantissimo fare la voce di Pippo!

Quale tecnica d’animazione preferisce tra quella classica e quella digitale? Secondo lei la Disney deve puntare più sulla tradizione o sull’innovazione?
Ahi, tasto dolente…animazione classica, assolutamente! Walt Disney era un innovatore e avrebbe sicuramente apprezzato l’animazione digitale ma non avrebbe mai abbandonato la matita come purtroppo è successo ora.
I film in animazione digitale (pensiamo ai tanto acclamati lungometraggi Pixar) avranno il loro fascino ma, purtroppo, invecchiano subito, scimmiottano troppo i “colleghi” film dal vero, sono troppo lunghi e l’animazione dei personaggi “invecchia” molto più rapidamente di quella di un cartoon classico. Riguardare oggi anche solo Toy Story è guardare un pezzo da museo, dal punto di vista tecnico, che è già invecchiato!
A riguardare invece “Biancaneve” od anche un semplice cartoon di Topolino si rimane ancora a bocca aperta e non è solo nostalgia, ho avuto lo stesso effetto con lungometraggi che da bambino non avevo visto, come I tre caballeros (sfido qualunque animatore digitale a ricreare con la stessa abilità la scena in cui le ombre dei due ballerini si trasformano in galli da combattimento!).

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