Oceania: La nostra recensione in anteprima!

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Lunedì scorso siamo stati presenti all’anteprima stampa di Oceania e queste sono le nostre impressioni: la magia Disney non smette mai di sorprenderci!

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L’innovazione in casa Disney è sempre stata un punto forte. Lo stesso Walt Disney lo diceva forte e chiaro: “Non posso mai rimanere quieto. Devo esplorare e sperimentare”.
In tutti i suoi campi di media e intrattenimento, la casa di Topolino ha costantemente (e con successo) introdotto nuovi metodi. Basta ricordare, tra i tanti, la multiplane camera (un prototipo del 3D) inventata nel 1937 e utilizzata per dare una profondità ai cartoni, agli Audio-Animatronics presenti nei parchi (robot parlanti e che si muovono con le fattezze dei personaggi) o al cortometraggio di Topolino Steamboat Willie , il primo ad avere un sonoro completamente sincronizzato.

Ultima testimonianza di questa ricerca verso il nuovo è Oceania, 56° lungometraggio targato Disney, in uscita nelle sale cinematografiche il prossimo 22 Dicembre e diretto da John Musker e Ron Clements (artefici, tra i tanti, di Aladdin, La Sirenetta, Hercules).
Il film narra le vicende della sedicenne Vaiana, figlia del capo dell’isola di Motu Nui, che s’imbarca in una coraggiosa missione per salvare il suo popolo da un’oscuro male. Attratta sin da bambina dal mare e su consiglio di sua Nonna Tala, scoprirà cose c’è al di fuori dell’isola e ad accompagnarla in questa avventura ci sarà Maui, un semidio non più in gloria.

Già il cambiamento di rotta per quanto riguarda il personaggio femminile lo avevamo avvertito nel 1989, quando proprio Musker e Clements ribaltarono il concetto di “principessa” con Ariel: diversa dalle “statiche” Biancaneve, Cenerentola e Aurora (le quali pongono il loro destino nelle mani di un principe azzurro), la rossa sirenetta invece è una ribelle, rivendica la propria libertà ed è addirittura lei che salva il Principe Eric durante un nubifragio.
Successivamente in Frozen le principesse erano perfino due e il principe non era proprio così azzurro…anzi, diciamo un celeste sbiadito: infatti alla fine scopriamo che è lui il vero cattivo della situazione.
Con Vaiana, continua l’evoluzione dell’eroina verso la modernità: con carisma e forza riuscirà a concludere il suo progetto senza l’aiuto di alcun principe e ancor di più non ha bisogno di una relazione amorosa per sviluppare la sua identità. Fa tutto da sola, è lei l’artefice del suo destino.

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Altro elemento di rilievo è la mancata presenza di un vero “Cattivo”. Onnipresenti in ogni Classico Disney e pronti a ostacolare le volontà dei protagonisti, qui in Oceania non è personificato da un personaggio particolare ma è mascherato sotto forma di errori commessi dall’ umanità.

Associati a questi errori c’è il messaggio ecologico che il film vuole trasmettere: la natura è un essere vivente e per questo deve essere rispettata, pena la salvaguardia degli umani e del mondo intero.

Ambientato nelle isole polinesiane, proprio la natura è la co-protagonista della pellicola. Raffigurata nei minimi dettagli, gli occhi dello spettatore verranno deliziati dai colori vivi della prosperosa vegetazione  e dalla limpidezza dell’oceano. La computer grafica tocca l’apice della realtà e, guardando il film, viene voglia di tuffasi in quel mare così reale e così pulito.

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I nostalgici fan della Disney, come la sottoscritta, saranno felici di sapere che in Oceania troviamo un pizzico di animazione tradizionale. I tatuaggi  disegnati nel corpo di Maui che si muovono e interagiscono con lui, sono stati realizzati in 2D.

Uniche note dolenti sono la parte musicale (non ci sono canzoni memorabili) e il personaggio del granchio Tomatoa  è poco convincente e poteva essere sviluppato meglio.

A parte queste due pecche, Oceania si rivela in conclusione un film piacevole e senza troppe pretese. Il pubblico giovane femminile non farà fatica ad immedesimarsi con questa principessa tosta e guerriera.

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